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Il ballo nutre la mente

ballareLa musica è una vera e propria linfa vitale, un qualcosa che ridà spessore, profondità e agio alle nostre esistenze spossate e forzate da rigidità di pensiero e di quotidianità soggiogate da schemi, orari e compiti da svolgere sempre gli stessi, sempre uguali. La musica ci dà la possibilità di cambiare tutto, di rimettere tutto in discussione sorprendere la nostra vita e riossigenare il nostro animo.

Sono molti gli studi scientifici sugli effetti della musica sul nostro cervello. Uno recente (Harvard Medical School di Boston) la dice lunga sulle influenze dello studio della musica sul cervello dei bambini: basta seguire da bambini lezioni di musica per almeno un anno, per vedersi modificare il cervello dal punto di vista strutturale e funzionale. Si tratta in verità del primo studio che dimostra che il cervello dei bambini che studiano musica si sviluppa in modo differente da quello dei coetanei che non studiano musica.

Ma non è tutto qui, effetti diretti e indiretti della musica sulla nostra vita li possiamo osservare un po’ in ogni età e non solo su spirito e cervello. Anche il corpo ne trae sani benefici se all’ascolto della musica uniamo qualche passo di danza. Lo dimostra un ampio rapporto frutto di un’indagine diretta da Jonathan Skinner della Queen’s University di Belfast. Gli esperti hanno condotto l’indagine in vari circoli e palestre con corsi di ballo in tre città, due in Irlanda e una in America, tramite interviste agli anziani dediti a qualche ora di ballo in compagnia. Già in passato altri studi avevano mostrato gli effetti positivi del ballo. Il risultato? “Gli anziani intervistati ricevono dal ballo benefici mentali, sociali, fisici – ha spiegato Skinner – abbiamo visto che ballare contribuisce alla longevità, offrendo all’anziano un interesse con cui divertirsi e per cui vivere, inoltre allevia l’isolamento sociale cui spesso sono lasciati gli anziani e di fatto riduce dolori e pene della terza età”.
Insomma sia rumba, quickstep, foxtrot, tango o il classico ballo liscio non fa differenza: l’importante è ballare.

Questa ricerca si è basata su interviste qualitative per raccogliere le impressioni dei nonni ballerini per diletto, che magari si sono iscritti a un corso dopo la pensione. “Gli anziani intervistati ricevono dal ballo benefici mentali, sociali, fisici – ha spiegato Skinner – abbiamo visto che ballare contribuisce alla longevità, offrendo all’anziano un interesse con cui divertirsi e per cui vivere, inoltre allevia l’isolamento sociale cui spesso sono lasciati gli anziani e di fatto riduce dolori e pene della terza età”.

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